Anche per l'anno accademico 2026/2027 sono state bandite 30 borse di dottorato, il numero minimo per mantenere lo status di dottorato nazionale. Dalle graduatorie ufficiali pubblicate da UNIMORE risultano però soltanto 19 candidati ammessi con borsa, ossia il 63,3% dei posti disponibili. Ben 11 borse, pari al 36,7% del totale, non risultano quindi assegnate nelle graduatorie iniziali.
È un risultato che merita attenzione per un dottorato di interesse nazionale, sostenuto da una vasta rete di università e istituzioni di ricerca e concepito con ambizioni scientifiche e formative certamente considerevoli.
Ma c'è un'altra circostanza da tenere presente: i 19 ammessi con borsa non sono necessariamente 19 immatricolati.
Bisognerà infatti verificare quanti di questi candidati, già sensibilmente meno numerosi dei posti disponibili, procederanno effettivamente all'immatricolazione. Alla luce di quanto successo nelle precedenti tornate, non è affatto scontato che tutti accettino la borsa e inizino il percorso dottorale. Sono inoltre previsti eventuali scorrimenti delle graduatorie, che potrebbero modificare il quadro iniziale.
Soltanto al termine delle procedure di immatricolazione e degli eventuali subentri sarà possibile conoscere il numero effettivo dei nuovi dottorandi. E, alla luce delle esperienze precedenti, non sarebbe prudente dare per acquisito neppure il modesto risultato iniziale.
A fronte di 17 posti disponibili, la graduatoria finale del 29 settembre 2026 comprende appena 13 candidati, dei quali soltanto 8 risultano ammessi con borsa. Gli altri cinque sono dichiarati idonei, ma non assegnatari.
Il dato merita di essere sottolineato: anche ipotizzando di attribuire una borsa a tutti e 13 i candidati, rimarrebbero comunque 4 posti scoperti.
In altre parole, il numero delle borse messe a concorso supera addirittura quello complessivo dei candidati presenti nella graduatoria finale.
Non meno singolare, almeno a una prima lettura, è il meccanismo delle assegnazioni. I candidati classificati dall'ottavo all'undicesimo posto risultano idonei ma senza borsa, mentre la dodicesima classificata è ammessa con una borsa tematica finanziata dall'Università di Modena e Reggio Emilia. Il tredicesimo candidato, infine, è anch'egli dichiarato idoneo senza borsa.
Naturalmente, ciò si spiega con la particolare struttura del concorso, nel quale numerose borse sono vincolate a progetti di ricerca predeterminati e vengono attribuite sulla base di specifiche graduatorie tematiche. Non vi è dunque motivo, sulla sola base di questo dato, di ipotizzare irregolarità nella selezione.
Resta tuttavia un interrogativo: quanto può essere efficace un sistema nel quale la posizione nella graduatoria generale non determina necessariamente l'attribuzione della borsa e la rigidità dei vincoli tematici può contribuire a lasciare inutilizzati posti per i quali sarebbero disponibili candidati comunque giudicati idonei?
Nel complesso del DREST, ben 25 delle 30 borse bandite sono a tema vincolato e soltanto 5 a tema libero. Una scelta che privilegia evidentemente le esigenze progettuali delle istituzioni finanziatrici, ma sulla cui capacità di attrarre giovani ricercatori qualificati e valorizzarne l'autonomia scientifica sarebbe opportuno riflettere.
Del resto, alcune delle tematiche proposte presentano un grado di specializzazione talmente elevato da restringere considerevolmente, almeno in linea teorica, la platea dei potenziali candidati.
Una programmazione così dettagliata può rispondere a precise esigenze scientifiche. Ma se il risultato è quello di lasciare sistematicamente scoperte numerose borse, viene spontaneo domandarsi se non sarebbe preferibile concedere maggiore spazio a progetti di ricerca elaborati autonomamente dai candidati.
La commissione giudicatrice del curriculum Cristianesimo, quello più importante e che presenta il maggiore scarto numerico tra borse bandite e ammessi, comprendeva tra i suoi membri effettivi proprio Alberto Melloni, ideatore e fondatore del DREST.
La circostanza risulta espressamente dal decreto rettorale di nomina delle commissioni giudicatrici del XLII ciclo, registrato nell'Albo ufficiale UNIMORE il 24 agosto 2026.
La commissione era così composta:
- Alberto Melloni, Università di Modena e Reggio Emilia, membro effettivo;
- Emmanuel Betta, Sapienza Università di Roma, membro effettivo;
- Sandra Mazzolini, Pontificia Università Urbaniana, membro effettivo;
- Paolo Bettiolo, Università di Padova, membro esperto;
- Francesco Salvestrini, Università di Firenze, membro supplente.
La partecipazione di Melloni alla commissione è naturalmente legittima in assenza di specifiche cause di incompatibilità, per quanto la circostanza assuma un interesse particolare se considerata nel contesto delle dinamiche organizzative del DREST.
Il coordinamento è nel frattempo passato, con il nuovo ciclo, a Federico Ruozzi, professore associato presso il medesimo Dipartimento universitario di Melloni e suo stretto collaboratore, del quale condivide da anni numerose attività scientifiche e organizzative, anche presso FSCIRE, dove è il vice di Melloni. Il sito del DREST continua tuttavia a indicare quest'ultimo come coordinatore: un mancato aggiornamento che sembra riflettere, almeno sul piano della comunicazione istituzionale, la difficoltà di distinguere il nuovo assetto formale del dottorato dalla perdurante centralità del suo ideatore e fondatore.
Il passaggio di consegne non modifica comunque il dato più interessante di questa selezione: l'ideatore del DREST ha preso parte alla commissione del curriculum nel quale meno della metà delle borse disponibili ha trovato un assegnatario iniziale.
Non è certo una responsabilità automaticamente imputabile ai commissari, che devono valutare i candidati secondo criteri di merito. È però un risultato che invita a interrogarsi sull'adeguatezza della programmazione scientifica e sulla capacità di attrazione del progetto.
D'altra parte, proprio la conoscenza diretta del dottorato e delle sue finalità dovrebbe consentire al suo fondatore di valutare con particolare consapevolezza le ragioni di uno scarto tanto significativo tra i posti programmati e gli esiti della selezione.
Già nel XXXVIII ciclo erano state bandite 56 borse, a fronte di 35 dottorandi rilevati nelle successive ricognizioni; nel XXXIX ciclo, 41 borse a fronte di 30 dottorandi; nel XL ciclo, 30 borse a fronte di 19 dottorandi.
Anche per il XLI ciclo, relativo all'anno accademico 2025/2026, le graduatorie iniziali avevano registrato un numero di ammissioni con borsa sensibilmente inferiore ai 30 posti banditi. Per quel ciclo, come per gli altri, è importante distinguere le assegnazioni risultanti dalle graduatorie dalle immatricolazioni effettive.
Come già evidenziato nel nostro precedente approfondimento sul sistema Melloni, è inoltre significativo che la maggioranza delle borse del XLII ciclo faccia capo a un numero molto ristretto di istituzioni: ben 18 delle 30 borse, pari al 60% del totale, sono conferite da UNIMORE, sede amministrativa del dottorato, mentre altre 3 fanno capo alla FSCIRE, la Fondazione per le scienze religiose diretta ormai da un ventennio da Alberto Melloni, attraverso l'Alta Scuola Europea di Scienze Religiose «Giuseppe Alberigo» in essa integrata. Va inoltre precisato che 2 delle 18 borse conferite da UNIMORE sono esplicitamente finanziate con fondi FSCIRE, nell'ambito dei progetti di ricerca Storia della Bibbia siriaca: il caso di Giobbe e Storia della Bibbia siriaca: il caso del Salterio. In ogni caso, nel complesso 21 borse su 30, ossia il 70% dell'offerta dottorale, fanno capo alla sede amministrativa e alla fondazione diretta dall'ideatore del DREST, mentre soltanto le restanti 9 sono distribuite fra gli altri atenei partecipanti. Una concentrazione che merita attenzione per un progetto che si qualifica come Dottorato di Interesse Nazionale.
Il fenomeno appare tanto più interessante alla luce della normativa sui Dottorati di Interesse Nazionale.
L'art. 11 del D.M. 226/2021 stabilisce infatti che, per ottenere questa qualifica, un corso debba prevedere, per ciascun ciclo, almeno 30 borse di studio.
Ed ecco che il DREST, ormai da tre cicli, continua puntualmente a bandirne trenta. Un risultato reso possibile, almeno sul piano della distribuzione dei posti, soprattutto dal peso preponderante di UNIMORE e FSCIRE.
Trenta borse previste, trenta borse bandite. Poi, però, molte meno assegnate
Si potrebbe quasi avere l'impressione che il numero delle borse risponda più all'esigenza di soddisfare un requisito formale che alla previsione realistica del numero di giovani studiosi da reclutare.
Un'impressione, naturalmente, non una conclusione dimostrata. Ma i numeri, quando si ripetono con tanta regolarità, finiscono inevitabilmente per suggerire qualche interrogativo.
Il requisito numerico viene rispettato sul piano delle borse messe a disposizione. Rimane invece da interrogarsi sulla capacità del dottorato di trasformare quella disponibilità finanziaria in effettive opportunità di formazione.
Non è certo auspicabile che le commissioni attribuiscano borse a candidati non adeguatamente preparati. È però ragionevole chiedersi perché un progetto di queste dimensioni non riesca ad attrarre un numero di candidati qualificati sufficiente a coprire i posti disponibili.
Si tratta di un problema di attrattività? Di eccessiva specializzazione delle tematiche? Di organizzazione dell'offerta? Oppure di una programmazione delle borse che risponde a logiche non sempre coincidenti con la domanda effettiva di formazione dottorale?
Sarebbe interessante conoscere anche quale destinazione abbiano le risorse corrispondenti alle borse rimaste senza assegnatario. Tornano alle istituzioni finanziatrici? Possono essere impiegate diversamente? Vengono eventualmente riprogrammate?
Sono questioni sulle quali una rendicontazione pubblica sarebbe particolarmente utile.
Delle 18 borse conferite da UNIMORE, soltanto 9 risultano assegnate nelle graduatorie iniziali. Le altre 9, esattamente la metà, sono rimaste senza vincitore.
Particolarmente interessante è il caso della FSCIRE, la Fondazione per le scienze religiose diretta da Alberto Melloni. Alle tre borse conferite direttamente dall'Alta Scuola Europea di Scienze Religiose «Giuseppe Alberigo» se ne aggiungono infatti altre due, formalmente attribuite a UNIMORE ma esplicitamente finanziate con fondi FSCIRE, destinate a progetti sulla storia della Bibbia siriaca (rispettivamente Giobbe e il Salterio).
Delle cinque borse complessivamente riconducibili alla FSCIRE, soltanto tre risultano assegnate: due delle tre dell'Alta Scuola Alberigo e una delle due finanziate presso UNIMORE. Le altre due sono rimaste senza assegnatario iniziale.
Il risultato è dunque curioso: mentre la disponibilità di queste borse contribuisce a raggiungere la soglia delle trenta necessaria per la qualifica di Dottorato di Interesse Nazionale, non tutte si traducono in un effettivo impegno finanziario per la formazione di nuovi ricercatori.
Si configura così un potenziale «risparmio», la cui entità e destinazione andrebbero però accertate. Le graduatorie non consentono infatti di stabilire se le somme corrispondenti alle borse non assegnate rimangano nella disponibilità dei finanziatori, debbano essere restituite o possano essere riprogrammate. Occorrerebbe esaminare le convenzioni e gli effettivi trasferimenti finanziari.
Sarebbe interessante sapere quanto UNIMORE e soprattutto FSCIRE abbiano effettivamente impegnato ed erogato per il XLII ciclo, rispetto alle risorse inizialmente previste per le borse bandite.
Anche perché il meccanismo presenta un'indubbia singolarità: la disponibilità di trenta borse concorre al soddisfacimento di un requisito fondamentale del dottorato nazionale, mentre l'eventuale mancata assegnazione di una parte di esse potrebbe ridurre sensibilmente gli esborsi effettivi.
Un vantaggio economico non ancora dimostrato, naturalmente. Ma un interrogativo sulla gestione delle risorse che meriterebbe una risposta documentata e trasparente.
La normativa stabilisce precisi requisiti per l'accreditamento dei corsi di dottorato e ne prevede la verifica periodica, anche attraverso le valutazioni dell'ANVUR.
Il fatto che vengano formalmente previste almeno trenta borse per ciclo costituisce un requisito essenziale per mantenere lo status di dottorato nazionale. Ma che cosa accade quando, anno dopo anno, una parte rilevante di quelle borse non si traduce in effettive immatricolazioni?
La questione non implica automaticamente la perdita dell'accreditamento. Tuttavia, appare legittimo domandarsi se la ripetuta distanza tra posti banditi, candidati ammessi e dottorandi effettivamente iscritti non debba entrare nella valutazione complessiva del funzionamento del corso.
E soprattutto: fino a quando può essere considerato soddisfacente un modello di dottorato che prevede sistematicamente trenta borse, ma sembra incontrare difficoltà ricorrenti nel trovare altrettanti dottorandi?
Non sarebbe opportuno che gli organismi preposti all'accreditamento verificassero anche l'effettiva capacità di reclutamento, il numero dei dottorandi che portano a termine il percorso e i risultati scientifici e professionali conseguiti?
Il tutto sembra confermare una tendenza ormai consolidatasi negli anni, come già documentato nel nostro precedente approfondimento. Nel XXXVIII ciclo (2022) erano state bandite 56 borse, ma i dottorandi effettivamente iscritti risultavano soltanto 35; nel XXXIX ciclo (2023), 41 borse a fronte di 30 dottorandi; nel XL ciclo (2024), 30 borse per appena 19 dottorandi; nel XLI ciclo (2025), infine, 30 borse a fronte di soli 13 dottorandi attivi, meno della metà dei posti disponibili.
Va oltretutto nuovamente precisato che, mentre per i cicli precedenti il confronto riguarda i dottorandi iscritti e attivi rilevati nelle rispettive ricognizioni, per il XLII ciclo disponiamo ancora soltanto delle graduatorie iniziali. Il numero definitivo degli immatricolati potrebbe dunque modificare il quadro, anche per effetto di rinunce ed eventuali scorrimenti.
Il dato di fondo rimane: da cinque cicli consecutivi il DREST presenta uno scarto considerevole tra le borse bandite e il numero dei candidati ammessi o dei dottorandi effettivamente reclutati. Una ricorrenza che rende sempre meno convincente l'ipotesi di difficoltà occasionali e solleva interrogativi sulla capacità di programmazione e di attrazione del dottorato.
Nessuno mette in discussione l'importanza degli studi religiosi, né l'esigenza di sostenere la formazione di nuovi ricercatori in questo ambito. Al contrario, proprio il valore scientifico e culturale del settore dovrebbe indurre a interrogarsi sull'efficacia degli strumenti utilizzati.
E continuare a bandire trenta borse, quando gli ammessi sono molti meno e gli immatricolati potrebbero essere ancora meno, rischia di trasformare un requisito numerico in un esercizio piuttosto singolare.
Trenta sulla carta. Quanti, alla fine, nella realtà?
Bando DREST XLII ciclo, D.R. n. 592 del 7 luglio 2026, in particolare art. 3, relativo alla distribuzione delle 30 borse di dottorato.
Graduatoria del curriculum Cristianesimo, 29 settembre 2026.
Il sistema Melloni: molto potere, molti finanziamenti, pochi risultati?, precedente approfondimento del Cantiere Storico Filologico.
TABELLA – DREST – XLII ciclo (a.a. 2026/2027)
Borse bandite, assegnate e non assegnate per curriculum
| Curriculum | Borse bandite | Assegnate | Non assegnate |
|---|---|---|---|
| Cristianesimo | 17 | 8 | 9 |
| Islam | 6 | 5 | 1 |
| Ebraismo | 3 | 3 | 0 |
| Buddhismo e religioni dell'Asia | 2 | 1 | 1 |
| Diritto e religioni | 1 | 1 | 0 |
| AI e studi religiosi | 1 | 1 | 0 |
| TOTALE | 30 | 19 | 11 |
Borse bandite, assegnate e non assegnate per ateneo o istituzione
| Ateneo / Istituzione | Borse bandite | Assegnate | Non assegnate |
|---|---|---|---|
| UNIMORE | 18 | 9 | 9 |
| Alta Scuola Alberigo (FSCIRE) | 3 | 2 | 1 |
| Università di Palermo | 3 | 3 | 0 |
| Università di Napoli L'Orientale | 2 | 2 | 0 |
| Università di Napoli Federico II | 1 | 1 | 0 |
| Università per Stranieri di Perugia | 1 | 1 | 0 |
| Università Ca' Foscari Venezia | 1 | 0 | 1 |
| Università della Campania Vanvitelli | 1 | 1 | 0 |
| TOTALE | 30 | 19 | 11 |
Fonti: bando ufficiale, art. 3 e graduatorie UNIMORE.
Copertura complessiva delle borse: 63,3%. Borse non assegnate: 36,7%
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