sabato 5 dicembre 2020

Cantiere Storico Filologico presenta “Storia dell'Italia fascista. 1922-1943” di Paolo Nello (07/12/2020)

Lunedì 7 dicembre alle ore 17:00 Cantiere Storico Filologico e Stroncature organizzano sulla piattaforma Zoom un dibattito sul volume di Paolo Nello, Storia dell'Italia fascista. 1922-1943 (Il Mulino, Bologna 2020). 

Con l’Autore dialogano Giuseppe Parlato e Lorenzo Benadusi. 

Per maggiori informazioni collegarsi alla pagina:


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venerdì 4 dicembre 2020

Cronotassi degli Inquisitori di Sicilia (1500-1782) e degli Inquisitori di Sardegna (1493-1718)

Nell'ambito del "Repertorio degli inquisitori e delle sedi inquisitoriali", ospitato su Ereticopedia (per maggiori informazioni sul quale CLICCARE QUI), grazie al prezioso lavoro di Tomasz Karlikowski, sono disponibili le cronotassi degli Inquisitori di Sicilia dal 1500 al 1782 (l'Inquisizione siciliana dipese dall'Inquisizione spagnola dal 1500 al 1738 e continuò a funzionare come tribunale autonomo fino al 1782), e degli Inquisitori di Sardegna dal 1493 al 1718 (l'Inquisizione di Sardegna dipese dall'Inquisizione spagnola e si dissolse nel 1708, quando la Spagna perse il controllo dell'isola; nel 1718, allorché la Spagna riprese brevemente il possesso della Sardegna, ci fu un effimero tentativo di reintrodurre un tribunale). 

Le cronotassi, come tutti gli strumenti del genere ospitati sul sito, sono costantemente affinate e aggiornate nei dati, nell'integrazione con le altre pagine di Ereticopedia e nella bibliografia di riferimento.

Per consultarle collegarsi alle pagine:




domenica 29 novembre 2020

Cantiere Storico Filologico presenta "John Law" di Silvia Maria Busetti (02/12/2020)

Mercoledì 2 dicembre alle ore 16:00 Cantiere Storico Filologico e Stroncature organizzano sulla piattaforma Zoom un dibattito sul volume di Silvia Maria Busetti, John Law. Vita funambolesca e temeraria di un genio della finanza” (Liberilibri, Macerata 2020).

Con l’autrice dialogano Andrea Pomella e Giuseppe Moscarini. Modera Mariano Ciarletta. 

Per maggiori informazioni collegarsi alla pagina:

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sabato 28 novembre 2020

Agostino Vanzo (1524-1580), medico anabattista di Schio

Agostino Vanzo (Schio, 1524 - Vicenza, 1580) è stato un medico eretico, condannato a morte dall'Inquisizione. Venne a contatto con le nuove idee religiose a Ferrara mentre era studente, frequentando alcuni colleghi tedeschi. Processato una prima volta nel 1566, si sottomise all'abiura e vestì l'abitello. Nuovamente incriminato ed arrestato nel 1579, mentre si trovava ad Agordo, dove era medico condotto, fu trasferito da Belluno a Vicenza. Il Sant'Uffizio vicentino lo condannò a morte in quanto relapso l'11 giugno 1580. Vanzo era chiaramente orientato verso l'anabattismo: oltre ad affermare la giustificazione per fede, a negare il culto dei santi e il Purgatorio, rifiutava la validità della Messa e il valore del battesimo dei bambini.

Ad Agostino Vanzo è dedicata una voce del Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneofulcro del sito Ereticopedia. Per consultare la voce, redatta da Silvano Fornasa, collegarsi alla pagina:

http://www.ereticopedia.org/agostino-vanzo


venerdì 27 novembre 2020

Teofilo Panarelli, medico eretico del XVI sec.

Teofilo Panarelli è stato un medico del XVI sec., perseguitato e condannato a morte dall'Inquisizione.

Figlio del medico Nicola Antonio Panarelli, nacque a Monopoli, ma tutta la sua famiglia si trasferì nell'isola di Veglia dopo che un'epidemia di peste colse la città natale nel 1528. Il padre si avvicinò alle nuove idee religiose in Dalmazia e le trasmise ai figli. Il fratello Agostino emigrò in Germania, mentre Teofilo studiò medicina presso l'Università di Padova (dove giunse attorno al 1540), trasferendosi quindi a Venezia per esercitare come medico. A Venezia frequentò il poligrafo umanista Girolamo Ruscelli, sposato con sua sorella Virginia, che lo introdusse negli ambienti colti della città lagunare, e si mise alla guida di una conventicola eterodossa che subì una feroce offensiva da parte dell'Inquisizione a partire dal 1568. Per fuggire la persecuzione, fu costretto a lasciare Venezia e ad errare per l'Italia del Nord, fermandosi in particolare a Trieste, dove assistette l'amico medico e compagno di fede in fin di vita Giuseppe Moscardo. Tentò di ottenere una condotta medica a Graz, ma, intercettato ed arrestato, fu tradotto a Roma, dove fu condannato a morte e impiccato (con il conseguente rogo del suo cadavere) presso Ponte Sant'Angelo il 22 febbraio 1572.

A Teofilo Panarelli è dedicata una voce del Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneofulcro del sito Ereticopedia. Per consultare la voce, redatta da Angelo Schiavone, collegarsi alla pagina:

http://www.ereticopedia.org/teofilo-panarelli

domenica 22 novembre 2020

Cantiere Storico Filologico presenta “Andare per l’Italia degli intrighi” di Fabio Isman (29/11/2020)

Domenica 29 novembre alle ore 17:00 Cantiere Storico Filologico e Stroncature organizzano sulla piattaforma Zoom un dibattito sul volume di  Fabio Isman, Andare per l’Italia degli intrighi (Il Mulino, Bologna 2020).
 
Dialogano con l'Autore Gianni Cerchia, Massimiliano Griner, Vladimiro Satta. Modera Armando Pepe. 

Per maggiori informazioni collegarsi alla pagina:

https://stroncature.substack.com/p/andare-per-litalia-degli-intrighi-833

Link diretto per registrarsi e assistere alla conferenza:

https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_z1QhyHAyT3iIc5pIyePUaA


sabato 21 novembre 2020

Un libro conclusivo sulla Disfida di Barletta. Da Ettore Fieramosca a Bud Spencer

Recensione di Fulvio Delle Donne, Tredici contro tredici. La Disfida di Barletta tra storia e mito nazionale, Salerno Editrice, Roma 2020

di Armando Pepe

Ci sono eventi storici, a forte carattere identitario, che si sono inseriti nell’immaginario collettivo nazionale. Poi sono diventati anche altro: modi di dire, luoghi comuni, trasfigurazioni sconfinanti nella leggenda. Dovere dello studioso è ricostruire, partendo dalle fonti, una plausibile sintesi degli accadimenti, dandone una ragionevole interpretazione. È ciò che nel libro «Tredici contro tredici. La Disfida di Barletta tra storia e mito nazionale», Salerno Editrice, Roma 2020, fa Fulvio Delle Donne, filologo e docente di letteratura latina medioevale e umanistica presso l’Università degli Studi della Basilicata. L’agile e puntuale pubblicazione trova spazio nella collana “Aculei”, diretta dallo storico Alessandro Barbero. La narrazione, che procede seguendo la direttrice di un linguaggio sostenuto, si dipana lungo quattro capitoli, più un’introduzione e una conclusione. Ricca è anche la bibliografia. Già dalla prima pagina si avverte il lettore della labile demarcazione che corre tra il vero e il verosimile: il 13 febbraio 1503, nei pressi di Barletta, italiani e francesi si sfidano in duello per motivi d’onore patrio, pur nella disunione statuale in cui versa la penisola. C’era già sottotraccia una forte identità italiana. Leggiamo come l’Autore ne descrive l’antefatto: «Tra la fine del 1502 e l’inizio del 1503 nelle regioni dell’Italia meridionale avvampava la guerra tra Francesi e Spagnoli, che solitamente chiamiamo “seconda guerra d’Italia”, (p. 9)». Nacque un parapiglia tra i cavalieri delle due nazionalità, cui partecipò dalla parte degli spagnoli un nugolo d’uomini d’arme italiani, comandati da Prospero Colonna. Gli italiani per giunta fecero prigionieri alcuni francesi, tra cui il signore di La Motte. Ancorché prigionieri degli spagnoli, in un’epoca di bei gesti e di codici cavallereschi, ai francesi fu offerto di partecipare a una cena e, forse a causa dell’eccesso di vino, al La Motte scappò un’ingiuria nei confronti degli italiani. Bisognava lavare l’onta e fu organizzata una disfida (combattimento e/o duello) tra italiani e francesi. Sia pure semplice, il fatto è stato tramandato in diverse versioni, in plurimi volumi, ognuno con particolari più o meno inediti, ciò che non ha prodotto altro che una congerie di fonti. A questo punto l’Autore interviene nel far chiarezza tra le parole e le carte che si sono spese sull’evento. Nel capitolo II, intitolato “L’Episodio e le sue prime narrazioni” si passano in rassegna le fonti letterarie sull’avvenimento, la prima delle quali è stata scritta dal poeta Giovanni Battista Valentini, detto “il Cantalicio” perché proveniente da Cantalice, dal 1927 in provincia di Rieti ma anticamente nel Regno di Napoli in quanto geograficamente abruzzese. Il Cantalicio, facendo ricorso al latino, scrisse il poema “De bis recepta Parthenope”, ovvero “Gonsalviae libri quatuor”, stampato il 20 luglio 1506, a tre anni dalla Disfida. Come ricorda l’Autore, «La Gonsalvia è un poema encomiastico-celebrativo dedicato alle imprese di Gonzalo de Córdoba, che articola in quattro libri equamente calibrati e armonicamente bilanciati il racconto delle imprese del Gran Capitano. La descrizione più specifica della Disfida è racchiusa in 141 dei 1044 versi del libro II (da 770 a 911), (p. 56)». Poi ne parlarono molti altri, tra cui Paolo Giovio, Giovanni Antonio Summonte e Ludovico Antonio Muratori. La ricerca delle fonti, tra archivi e biblioteche, che l’Autore ha curato con impegno e dedizione è sicuramente conclusiva, per cui il libro in questione diviene paradigmatico per chiunque voglia fare degli studi ulteriori. Ma non solo di libri e codici si tratta, ma anche di Public History (per come oggi è intesa) e dell’uso pubblico della storia, ciò nel capitolo IV, dal titolo “Il mito e le sue deformazioni”. Massimo D’Azeglio, uomo politico piemontese, patriota, pittore e romanziere, nonché genero di Alessandro Manzoni, nel 1833 diede alle stampe il volume “Ettore Fieramosca o la Disfida di Barletta”, che mise in risalto la figura del condottiero italiano, nato a Capua e morto a Valladolid. Tra i suoi feudi si annoveravano Mignano Montelungo, Galluccio e Rocca d’Evandro, posti nel mezzo di Terra di Lavoro. Sottolinea Fulvio Delle Donne che «Il romanzo di D’Azeglio è “storico” non nel senso che intende rappresentare la storia com’è, ma nel senso che ambienta in un momento cronologicamente identificabile vicende storiche rielaborate letterariamente; esattamente come aveva fatto Alessandro Manzoni, suocero di D’Azeglio, che certamente diede anch’egli uno sguardo all’opera e qualche consiglio all’autore. (p. 104)». Tuttavia , durante il ventennio fascista, ci fu un risvolto tragico nell’uso nella memoria, di fatto non condivisa. Spaventati dalla probabilità che ad ospitare il monumento della Disfida fosse la città di Bari, i barlettani si surriscaldarono per poi infiammarsi; a Barletta, il 10 novembre 1931 «si scatenò la reazione della popolazione, che venne poi repressa nel sangue: 2 furono i morti, 16 i feriti, 39 gli arrestati. (p. 111)». Dopo poemi e copiosa narrativa non poteva mancare la fiction cinematografica, recensita dall’Autore in modo esaustivo, dall’ “Ettore Fieramosca (La Disfida di Barletta)”, di Alessandro Blasetti, uscito nelle sale il 29 dicembre 1938, a “Il soldato di ventura”, di Pasquale Festa Campanile, film uscito nel 1976. Il protagonista principale, nei panni di Ettore Fieramosca, era Bud Spencer, che evidentemente non poteva non vincere la Disfida di Barletta.