A proposito di Vittoria Fiorelli, Prestigio
e servizio. Linguaggi e modelli di distinzione sociale nella successione delle
generazioni aristocratiche. Mediterraneo e Atlantico, XVIII-XX secolo,
Napoli, Editoriale Scientifica, 2024, 192 pp.
Il titolo di questo libro promette molto: “prestigio” e “servizio” sembrano evocare due categorie in tensione, due poli di un discorso sociale che dovrebbero contrapporsi e al tempo stesso completarsi. In realtà, nel corso del volume, la dicotomia resta più che altro retorica: il “servizio” finisce per essere sempre e solo lo strumento necessario al consolidamento del “prestigio”, una formula circolare che spiega tutto e, proprio per questo, non spiega nulla.
Il problema maggiore del lavoro risiede qui: la categoria di “servizio” è naturalizzata, trattata come presupposto e mai davvero interrogata. Invece di mostrare le fratture, i conflitti, le ambiguità che avrebbero potuto rendere fertile la contraddizione tra prestigio e servizio, l’autrice si limita a descriverne la coesistenza come se fosse una verità storica autoevidente. Il risultato è un discorso che non smonta i miti aristocratici, ma finisce per rafforzarli, celebrandoli in maniera sostanzialmente acritica.
A ciò si aggiunge l’eccessiva vastità dell’ambito geografico e cronologico: dal Mediterraneo all’Atlantico, dal Settecento al Novecento. Una scala tanto ampia avrebbe richiesto approfondimenti adeguati e un’architettura concettuale capace di reggere il peso dell’analisi. Invece, la narrazione procede per suggestioni, con esempi sparsi e poco problematizzati, che lasciano al lettore l’impressione di un mosaico incompiuto.
Questa sensazione è anticipata anche dalla lettura dell’indice, sorprendentemente breve e frammentario. Le tre sezioni (“La Croce Azzurra tra prestigio e servizio”, “Una famiglia tra due mari”, “Tracce di storia globale tra Mediterraneo e Atlantico”) raccolgono argomenti eterogenei, che spaziano dall’assistenza infermieristica alla musica ottocentesca, dai linguaggi femminili della Restaurazione alle fughe aristocratiche in Messico. A rendere ancora più evidente la natura composita del volume, uno dei capitoli (“A sue spese. Prime impressioni su un’impresa per le donne”) è attribuito curiosamente a una studiosa di cui non c’è altra traccia nel volume, che per il resto appare frutto del lavoro della sola autrice indicata nella copertina.