A proposito dei volumi di Girolamo Imbruglia, Utopia. Una storia politica da Savonarola a Babeuf, Carocci, Roma 2021, 204 pp., Lucia Felici, Girolamo Imbruglia, La tolleranza in età moderna. Idee, conflitti, protagonisti (secoli XVI-XVIII), Carocci, Roma 2024, 336 pp., Lucia Felici, Girolamo Imbruglia, A Cultural History of Tolerance. Ideas, Conflicts, and Protagonists, Routledge, Abington-New York 2026, 262 pp.

A distanza di soli tre anni Girolamo Imbruglia ha pubblicato presso Carocci due volumi che, sotto titoli differenti, percorrono territori largamente contigui. Utopia ricostruisce le trasformazioni delle concezioni della società ideale dal profetismo savonaroliano alla Rivoluzione francese; La tolleranza in età moderna, scritto insieme a Lucia Felici, affronta la storia della tolleranza religiosa e il suo rapporto con la formazione della sovranità e della libertà politica. Il secondo libro ha poi conosciuto una versione inglese, appena pubblicata da Routledge, che ne riorganizza e articola ulteriormente la trattazione. La successione è significativa: gli oggetti si moltiplicano, mentre il paradigma che dovrebbe spiegarli mostra una tenace stabilità. Ovvero con Imbruglia cambiano i titoli, si ampliano gli argomenti trattati, ma ritornano puntualmente gli stessi problemi, le medesime categorie interpretative e spesso gli stessi protagonisti. La questione è comprendere se a questa moltiplicazione delle pubblicazioni corrisponda un effettivo avanzamento della riflessione storiografica oppure, più semplicemente, una continua riproposizione di interpretazioni già elaborate in precedenza e, soprattutto, fino a che punto i risultati complessivi possano considerarsi realmente originali.
Al centro di questi ultimi oggetti editoriali, pubblicati con Carocci e Routledge, si colloca il problema dei rapporti fra religione e politica nell’Europa moderna. Ritornano Montaigne, Bodin, Spinoza, Locke, Montesquieu; ritornano comunità, religione civile, sovranità, secolarizzazione. Utopia e tolleranza diventano due punti d’osservazione per ricostruire la trasformazione delle forme di legittimazione del potere e la nascita della modernità politica. L’operazione ha un’ambizione riconoscibile. Meno riconoscibile è il guadagno interpretativo prodotto dal passaggio dall’uno all’altro oggetto.