La "Mala Università" sul canale YouTube di Parresia

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Ecco qui il video, appena caricato sul canale YouTube di Parresia (oltre che sulla CLORI-TV), con la presentazione del volume di Giambattista Scirè, Mala Università. Privilegi baronali, cattiva gestione, concorsi truccati. I casi e le storie (Chiarelettere, Milano 2021), con la partecipazione di Piero Graglia e Lorenzo Fioramonti.

Per visualizzare il video direttamente su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=cWKH7F7lzo0

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BUONA VISIONE!

Parresia presenta "La spia intoccabile" di Giacomo Pacini (23/10/2021)

Sabato 23 ottobre 2021, alle ore 18:00Parresia, piattaforma digitale del network Cantiere Storico Filologico, ospita una discussione attorno al volume di Giacomo Pacini, La spia intoccabile.  Federico Umberto D'Amato e l'Ufficio Affari Riservati, Einaudi, Torino 2021. L'Autore dialoga con Vladimiro Satta e Elisabetta Sellaroli. Modera Armando Pepe.

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Parresia presenta "Mala Università" di Giambattista Scirè (15/10/2021)

Venerdì 15 ottobre 2021, alle ore 18:00Parresia, piattaforma digitale del network Cantiere Storico Filologico, ospita una discussione attorno al volume di Giambattista Scirè, Mala Università. Privilegi baronali, cattiva gestione, concorsi truccati. I casi e le storie, Chiarelettere, Milano 2021. L'Autore dialoga con Piero Graglia e Lorenzo Fioramonti. Moderano Luca Al Sabbagh e Daniele Santarelli.

Il volume offre una ricostruzione completa del sistema di potere accademico, un sistema di interessi clientelari, famigliari, maschilisti e talvolta mafiosi. Una mappa impressionante di casi e di storie.
Come scrive nella sua Prefazione il giudice Piercamillo Davigo: “Si tratta quindi di una patologia grave e pervasiva che sta cagionando seri danni all’Italia, spingendo le migliori eccellenze e le persone di carattere a emigrare all’estero”.

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In viaggio con la propria libertà. Diaspore di eretici e dissidenti tra Europa e Mediterraneo nella prima età moderna


Sul canale YouTube dell'Associazione CLORI è disponibile il video della relazione dal titolo "In viaggio con la propria libertà. Diaspore di eretici e dissidenti tra Europa e Mediterraneo nella prima età moderna", tenuta da Daniele Santarelli in occasione della Summer School "Incontri Mediterranei" organizzata dall'Università L'Orientale di Napoli e svoltasi a Procida, dal 27 settembre al 1° ottobre 2021. Il video comprende anche un intervento di Luca Al Sabbagh.

Per visualizzare il video: https://youtu.be/ekf6lT-nfUM

Parresia presenta "Una città, il regno. Istituzioni e società a Capua nel XV secolo" di Francesco Senatore (05/10/2021)

Martedì 5 ottobre 2021, alle ore 18:00Parresia, piattaforma digitale del network Cantiere Storico Filologico, ospita una discussione attorno al volume di Francesco Senatore, Una città, il regno. Istituzioni e società a Capua nel XV secolo (Istituto storico italiano per il Medioevo, Roma 2018). L'Autore dialoga con Marco Gentile e Pierluigi Terenzi. Modera Valentina Falanga.

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«Noi i libri li scriviamo»

Note su un recente libro sulle leggi di successione monarchiche e sulla «produzione» di libri di storia al tempo presente

di Luca Al Sabbagh





Negli anni ottanta, quando il mio compianto padre era nel pieno della sua vita studentesca-universitaria nella Facoltà di Medicina dell’Università di Bologna, incontrò un professore che, ostinatamente, non gli permetteva di passare l’esame di anatomia patologica. Dopo il settimo tentativo, mio padre, di fronte all’ennesima insufficienza data dal docente, richiese spiegazioni sui suoi errori ponendogli il manuale davanti agli occhi. La risposta del professore, guardando il libro, fu: «noi i libri li scriviamo». Certamente sono trascorsi circa quarant’anni da quell’episodio, tuttavia la “moda”, pur con qualche adattamento alle novità dei tempi (all'epoca non esistevano l'ANVUR e la VQR, per esempio), non è per nulla passata.
Recentemente mi è capitato di imbattermi nel libro di Marcello Verga, Alla morte del re. Sovranità e leggi di successione nell’Europa dei secoli XVII-XVIII (Salerno Editrice, Roma 2020) ed incuriosito ho letto questo volume con interesse. Non si aspettino i lettori di questa recensione, però, che l'interesse di cui sopra sia esploso per il contenuto e le qualità del libro, piuttosto, e inaspettatamente, hanno destato la mia attenzione il modus scribendi e la metodologia utilizzata.
Il libro si sviluppa in sei capitoli che hanno l’intento di ripercorrere la storia delle leggi di successione monarchica in età moderna. Fin qui tutto bene, ma ad una lettura più approfondita si nota come, nonostante l’Autore aspiri ad una trattazione sistematica dell’argomento, le leggi di successione prese in esame riguardino solo alcuni regni della modernità europea, e solo di alcuni sovrani vengono esposti dall’Autore le grandi riforme che hanno loro permesso di proseguire o cancellare la propria dinastia dalla linea di sovranità.
A prescindere da questa prima piccola debolezza, se ne palesa una seconda di ben più grandi dimensioni: la quasi totale inesistenza di fonti archivistiche menzionate in nota a piè di pagina. Se in qualche pagina del volume vi sono timidi accenni a coordinate archivistiche di carteggi coevi all’epoca presa in esame, tuttavia ampio spazio è dato al “saccheggio” autorizzato degli studi di altri studiosi che hanno trattato l’argomento del libro in precedenza; studiosi che hanno dato sicuramente un apporto scientifico massiccio sulla storia delle leggi di successione monarchica e che il Nostro menziona reiteratamente senza però dare una nuova prospettiva o un nuovo slancio alle ricerche sull’argomento, peraltro incorrendo talvolta in clamorosi errori storici: «[…] solo nel 1737 [gli stati già medicei] assunsero il titolo di granducato di Toscana» (p. 14) – ci si dimentica dell’incoronazione di Cosimo I de’ Medici da parte di papa Pio V come granduca di Toscana nel 1569 –; come padre di Maria II Stuart (moglie di Guglielmo d’Orange, re d’Inghilterra) è citato prima, erroneamente, Carlo II (p. 39), poi, giustamente, Giacomo II (p. 42). Ma errori storici li riscontriamo anche nelle recensioni (più o meno favorevoli) al libro, come se la confusione dell’Autore avesse contagiato i suoi lettori-recensori intenti a fargli le pulci. Un esempio è la recensione redatta da Massimo Firpo per il supplemento domenicale de Il Sole 24 ore del 12 luglio 2020 (pp. 5-6), dove l’autorevole esperto, soffermandosi con arguzia su alcune criticità del libro, asserisce quanto segue: «A destare qualche perplessità [...] è una periodizzazione che muove dalla seconda metà del '600, con l'esclusione di vicende cruciali [...] Mi limito a ricordare, solo per fare qualche esempio, la complicata successione di Carlo V ai suoi sconfinati domini […] o ancora la contrastata successione al trono di Francia di Enrico IV di Valois, legittimo erede al trono, ma ugonotto, anzi eretico relapso per essere tornato all'eresia dopo una fittizia conversione cattolica, pronto infine a ripeterla poiché – com’è noto – “Parigi val bene una messa”» (p. 6); il riferimento è senz’altro a Enrico IV di Borbone, la cui dinastia, subentrata ai Valois, reggerà le redini della Francia sino alla Rivoluzione e oltre.

Incontri Mediterranei (Procida, 27 settembre–1° ottobre 2021)

Dal 27 settembre al 1° ottobre 2021 si svolgerà a Terra Murata di Procida, presso il  Conservatorio delle Orfane, la XVI edizione della Summer School "Incontri Mediterranei", organizzata dall'Università L'Orientale di Napoli e dall'Associazione AION, dedicata al tema "Esili".

Borbonia splatter

di Armando Pepe

Gli editori più avvertiti sanno che toccare certi argomenti è proficuo sia dal punto di vista delle vendite in libreria sia a causa del dibattito che inevitabilmente un dato titolo suscita. Gli Editori Laterza, con una scelta del titolo indubbiamente efficace, hanno appena pubblicato I cannibali dei Borbone. Antropofagia e politica nell’Europa moderna, l’ultima fatica storiografica di Luca Addante. Di primo acchito ci si può far irretire da un tema che appare suggestivo, quantunque non risulta che i Borbone, nell’arco temporale in cui regnarono sul Meridione d’Italia e in Sicilia, abbiano praticato o indotto qualcuno a praticare l’antropofagia.
Tuttavia, andando oltre, è pur sempre meritoria l’intemerata contro la vulgata neoborbonica ammorbante, basata sul nulla e che sarebbe di per sé ridicola se non fosse tragica per la capacità persuasiva con cui riesce a penetrare negli strati culturalmente più deboli della società, che tentano di trovare risposte e/o pseudo-conferme ai problemi odierni in risibili interpretazioni storiografiche degne al massimo dell’avanspettacolo. 
Addante pone da principio, infatti, una solida realtà, apoditticamente ma anche giustamente, quando afferma che sono stati «alcuni organi di stampa, e soprattutto la rete – in primis Facebook-, a permettere la trasformazione della minoritaria vague neoborbonica in una potente macchina comunicativa e ideologica, produttrice di veri e propri best sellers».
Il primo capitolo, intitolato «la controrivoluzione napoletana del 1799», sostanzialmente basato sulla diaristica di Carlo De Nicola, Giuseppe De Lorenzo, Diomede Marinelli e Filippo Malaspina, prende le mosse dai noti eccessi della plebaglia contro borghesi e nobili ritenuti giacobini, dai torbidi nefasti in cui trovarono un’orrenda morte, nella propria casa, i fratelli Ascanio e Clemente Filomarino,   quando «non paghi, i lazzari sequestrarono il duca [Ascanio] e suo fratello Clemente (coi loro servitori), e “in un baleno li trasportarono fuori di casa”. Il resto della famiglia si salvò grazie a una fuga rocambolesca, e il duchino Nicola fu costretto a rifugiarsi nella tomba della casata, stretto ai resti dell’avo Ascanio, il cardinale di Napoli ai tempi di Masaniello».
Per quanto ripercorrere gli episodi strazianti testé descritti provochi un senso di raccapriccio, non si tratta decisamente di novità, avendole studiate generazioni di storici, da Giuseppe Galasso a Loredana Lorizzo.  Successivamente si fa una casistica degli episodi più feroci ed inumani tratti dai diari degli storiografi poc’anzi citati.
I diari però, redatti anche in base alle proprie pulsioni e suggestioni, cedendo a volte al gusto della narrazione accattivante, dovrebbero per una maggiore e più compiuta precisione trovare riscontro nelle fonti giudiziarie, altrimenti si scade nel fantasioso. Il rischio è la costante caduta nel particolare granguignolesco, tanto più orripilante quanto più fantastico. In scenari indiscutibilmente macabri «lazzari e sanfedisti arrestavano a man franca donne e uomini, vecchi e bambini, in modo totalmente arbitrario; e le strade si riempivano sempre più di corpi straziati, membra sparse, teste issate su picche e portate in corteo quando non rotolate per terra, come un pallone».

Tutta la Mala Università che ci opprime

di Daniele Santarelli

Tra il 27 e il 29 ottobre 2013 sulla mailing list della SISEM (Società Italiana per la Storia dell’Età Moderna) si svolse un intenso “dibattito” a seguito della segnalazione, da parte dell’allora presidente di questa società scientifica, Marcello Verga, di una pagina informativa dedicata al sistema universitario italiano sul sito dell’Istituto Universitario Europeo (IUE). La pagina, a dire il vero fino a quel momento sconosciuta ai più (era destinata ad uso interno dei dottori di ricerca dell'IUE per chiarire loro le idee sulle varie opzioni di carriera a disposizione per il loro eventuale futuro accademico: pagine simili erano destinate ai sistemi universitari di molti altri Paesi), sulla base di interviste e bibliografia specifica, descriveva il sistema italiano come chiuso ai non interni, chiamando in causa la “mafia of the barons” come elemento condizionante del reclutamento. La reazione di molti “autorevoli” accademici della lista SISEM (alcuni dei quali, ironia della sorte, specialisti di storia della censura e di Illuminismo) fu a dir poco furiosa; di conseguenza Marcello Verga, forte di cotanto appassionato consenso, scrisse subito una lettera di protesta ufficiale, richiedendo e ottenendo con effetto immediato, su disposizione dell’allora presidente dell’IUE Joseph Willer, la soppressione della pagina web "incriminata" (che si può tuttora reperire su Internet Archive: cfr. qui). La vicenda è richiamata, en passant, tra le pagine del Prologo (esattamente a p. 7) del bel libro di Giambattista Scirè, Mala Università. Privilegi baronali, cattiva gestione, concorsi truccati. I casi e le storie, appena uscito per i tipi di Chiarelettere, come esempio lampante della “natura chiusa e insulare della comunità accademica italiana” e della “insofferenza, astio, verso chi rende pubblici e dimostra, dati alla mano, il diffuso fenomeno del malcostume accademico e le criticità della ricerca scientifica”. Nonostante questo indubbio clima di negazionismo ed omertà che pervade l’accademia tutta, il libro è destinato a far parlare molto di sé. Esso snocciola un’impressionante casistica di illeciti e scandali nel reclutamento universitario, lasciando trarre la conclusione che la corruzione in ambito accademico non sia un fenomeno limitato a poche mele marce, come ce ne possono essere in tutti gli ambienti, ma un fatto piuttosto “sistemico”. Il prevalere di una cooptazione clientelare, familistica, dai contorni paramafiosi e con tratti maschilisti (nel libro fanno capolino anche vari episodi, decisamente avvilenti, di molestie sessuali), che nulla ha a che vedere con la valorizzazione dei meriti e delle intelligenze individuali, delinea uno scenario drammatico, catastrofico, cui sarebbe opportuno tentare di porre rimedio nell’interesse nazionale. Come scrive Piercamillo Davigo, autore della Prefazione al volume di Scirè: “Le conseguenze sono devastanti perché nel dipendente pubblico, alla fedeltà alla Repubblica e alla consapevolezza del proprio valore per aver superato un concorso, si sostituisce la fedeltà al soggetto al quale si deve il posto da precario e la consapevolezza che la conferma nel posto e infine il transito in ruolo dipenderà dal servilismo dimostrato verso quel protettore” (p. IX). Non si tratta, cosa che accentua la drammaticità della situazione, solo di una “questione morale” (il che sarebbe già abbastanza grave), ma anche, in un certo senso “psichiatrica”. Tant’è che lo stesso Davigo parla apertamente, a più riprese, di “patologia”, affermando in particolare: “Si tratta quindi di una patologia grave e pervasiva che sta cagionando seri danni all’Italia, spingendo le migliori intelligenze e le persone di carattere a emigrare all’estero, dove ritengono più probabile essere valutati per capacità e merito anziché per parentele, raccomandazioni e servilismo” (p. X).
Giambattista Scirè stesso, storico contemporaneista, già brillante e promettente ricercatore, autore di importanti studi e dotato di intelligenza acuta e versatile, è una vittima eccellente di questo sistema: è stato al centro di una clamorosa vicenda concorsuale e giudiziaria – inutile ripercorrerla in questa sede perché già abbastanza nota – e, nonostante i suoi ricorsi e le sue denunce abbiano prevalso in ogni sede di giustizia amministrativa e penale, è rimasto senza un posto all’Università. Nonostante ciò, non si è dato per vinto, ed ha trasformato la sua lotta da individuale a collettiva, fondando l’Associazione Trasparenza e Merito. L’Università che vogliamo, che ha permesso a tutto un mondo disorganizzato e sommerso di opposizione alla malauniversità, spesso interno all’accademia stessa (l’Associazione arriva a contare ad oggi ben 774 iscritti, tra i quali molti docenti universitari e perfino un Rettore, Tomaso Montanari, noto storico dell’arte, divenuto “ambassador”, congiuntamente all’autorevole microbiologo Andrea Crisanti, dell’Associazione stessa) di venire a galla, contribuendo a scuotere le coscienze e a far intravedere una piccola luce alla fine del tunnel.
Di tutto questo non possiamo che essergli profondamente grati.

Giambattista Scirè, Mala Università. Privilegi baronali, cattiva gestione, concorsi truccati. I casi e le storie, Chiarelettere, Milano 2021, 336 pagine, 16,90 €.

Acquista il libro on line: https://www.amazon.it//dp/8832963914

Ascolta la puntata di Melog (Radio 24) dedicata al libro: 

Storici e filologi: Ernesto Buonaiuti (17/09/2021)

Nell'ambito del ciclo "Storici e filologi: i Maestri", ideato e coordinato da Armando Pepe e Daniele Santarelli, col patrocinio del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell'Università della Campania "Luigi Vanvitelli", venerdì 17 settembre 2021 alle ore 18:00 si svolge un incontro su Ernesto Buonaiuti (1881-1946), eminente storico del Cristianesimo, nonché teologo ed esponente di rilievo del modernismo. 

Intervengono Giovanni Vian, Marta Margotti, Federico Ferrari. Modera Armando Pepe.

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https://us02web.zoom.us/j/83946585513

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PER VISUALIZZARE I VIDEO DEI PRECEDENTI INCONTRI DEL CICLO: