Atlante dell'Inquisizione


Ereticopedia e il Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo si arricchiscono di una nuova ambiziosa sezione: l’Atlante dell’Inquisizione, che collega la geografia storica delle istituzioni inquisitoriali alle voci del Dizionario attraverso mappe interattive.

Sono attualmente disponibili tre percorsi:
Le carte permettono di esplorare le diverse aree geografiche, cercare una località e, cliccando sui nomi o sui punti, consultare date, informazioni istituzionali e collegamenti alle voci pertinenti. Le rappresentazioni sono cumulative: comprendono sedi attive in epoche diverse, secondo i criteri illustrati nelle singole pagine.

L’iniziativa sviluppa uno degli obiettivi principali di Ereticopedia: utilizzare le possibilità del digitale per mettere in relazione le conoscenze e rendere la ricerca storica liberamente accessibile, offrendo strumenti utili anche alla didattica e alla divulgazione.

Come il resto del macroprogetto Ereticopedia, l’Atlante è aperto a correzioni, integrazioni e proposte di collaborazione.

Girolamo Imbruglia’s Cosmos between the History of Utopia and the History of Toleration: New Subjects, Old Reconstructions

On the books by Girolamo Imbruglia, Utopia. Una storia politica da Savonarola a Babeuf, Carocci, Roma 2021, 204 pp., Lucia Felici, Girolamo Imbruglia, La tolleranza in età moderna. Idee, conflitti, protagonisti (secoli XVI-XVIII), Carocci, Roma 2024, 336 pp., Lucia Felici, Girolamo Imbruglia, A Cultural History of Tolerance. Ideas, Conflicts, and Protagonists, Routledge, Abington-New York 2026, 262 pp.

Within the space of just three years, Girolamo Imbruglia has published two books with Carocci which, despite their different titles, cover largely overlapping ground. Utopia reconstructs the changing conceptions of the ideal society from Savonarolan prophetism to the French Revolution; La tolleranza in età moderna, co-authored with Lucia Felici, examines the history of religious toleration and its relationship to the emergence of sovereignty and political liberty. The second book has since appeared in an English edition, recently published by Routledge, which reorganises and further develops its treatment of the subject. The sequence is revealing: the subjects multiply, while the paradigm intended to explain them displays remarkable stability. In other words, with Imbruglia the titles change and the range of topics expands, but the same questions, the same interpretative categories and often the same protagonists invariably return. The question is whether this proliferation of publications corresponds to any substantive advance in historiographical thinking or, more simply, to the continual restatement of interpretations formulated earlier; above all, it is how far the overall findings can genuinely be considered original.
At the centre of these latest publications, issued by Carocci and Routledge, lies the relationship between religion and politics in early modern Europe. Montaigne, Bodin, Spinoza, Locke and Montesquieu recur; so do community, civil religion, sovereignty and secularisation. Utopia and toleration become two vantage points from which to reconstruct the transformation of the ways in which power was legitimised and the emergence of political modernity. The undertaking has a discernible ambition. Less discernible is the interpretative gain achieved by moving from one subject to the other.

Il cosmo di Girolamo Imbruglia tra storia dell'utopia e storia della tolleranza. Nuovi oggetti, vecchie ricostruzioni

A proposito dei volumi di Girolamo Imbruglia, Utopia. Una storia politica da Savonarola a Babeuf, Carocci, Roma 2021, 204 pp., Lucia Felici, Girolamo Imbruglia, La tolleranza in età moderna. Idee, conflitti, protagonisti (secoli XVI-XVIII), Carocci, Roma 2024, 336 pp., Lucia Felici, Girolamo Imbruglia, A Cultural History of Tolerance. Ideas, Conflicts, and Protagonists, Routledge, Abington-New York 2026, 262 pp.

A distanza di soli tre anni Girolamo Imbruglia ha pubblicato presso Carocci due volumi che, sotto titoli differenti, percorrono territori largamente contigui. Utopia ricostruisce le trasformazioni delle concezioni della società ideale dal profetismo savonaroliano alla Rivoluzione francese; La tolleranza in età moderna, scritto insieme a Lucia Felici, affronta la storia della tolleranza religiosa e il suo rapporto con la formazione della sovranità e della libertà politica. Il secondo libro ha poi conosciuto una versione inglese, appena pubblicata da Routledge, che ne riorganizza e articola ulteriormente la trattazione. La successione è significativa: gli oggetti si moltiplicano, mentre il paradigma che dovrebbe spiegarli mostra una tenace stabilità. Ovvero con Imbruglia cambiano i titoli, si ampliano gli argomenti trattati, ma ritornano puntualmente gli stessi problemi, le medesime categorie interpretative e spesso gli stessi protagonisti. La questione è comprendere se a questa moltiplicazione delle pubblicazioni corrisponda un effettivo avanzamento della riflessione storiografica oppure, più semplicemente, una continua riproposizione di interpretazioni già elaborate in precedenza e, soprattutto, fino a che punto i risultati complessivi possano considerarsi realmente originali.
Al centro di questi ultimi  oggetti editoriali, pubblicati con Carocci e Routledge, si colloca il problema dei rapporti fra religione e politica nell’Europa moderna. Ritornano Montaigne, Bodin, Spinoza, Locke, Montesquieu; ritornano comunità, religione civile, sovranità, secolarizzazione. Utopia e tolleranza diventano due punti d’osservazione per ricostruire la trasformazione delle forme di legittimazione del potere e la nascita della modernità politica. L’operazione ha un’ambizione riconoscibile. Meno riconoscibile è il guadagno interpretativo prodotto dal passaggio dall’uno all’altro oggetto.

DREST UNIMORE, the Alberto Melloni System Strikes Again

The rankings for the 42nd cycle of DREST, the Italian Doctoral School in Religious Studies based at the University of Modena and Reggio Emilia (UNIMORE), conceived and founded by Alberto Melloni, provide further grounds for reflection on a project we have already examined in our earlier article The Melloni System: Much Power, Abundant Funding, Few Results?.
For the 2026/2027 academic year, 30 doctoral scholarships were once again advertised, the minimum number required to retain status as a National Doctoral School. In Italy, National Doctoral Schools are research training programmes run jointly by universities and research institutions, including international partners, in areas of strategic importance. They must involve at least five participating institutions and offer a minimum of 30 funded doctoral scholarships per cycle. Yet the official rankings published by UNIMORE show only 19 candidates admitted with scholarships, or 63.3% of the places available. As many as 11 scholarships, representing 36.7% of the total, therefore remained unallocated in the initial rankings.
This outcome deserves attention in the case of a national Doctoral School supported by a wide network of universities and research institutions, and established with undoubtedly considerable scientific and educational ambitions.
But there is another point to bear in mind: the 19 candidates offered scholarships are not necessarily 19 students who will actually enrol.
It remains to be seen how many of these candidates, already considerably fewer than the available places, will actually enrol. In light of what happened in previous rounds, there is no guarantee that all will accept their scholarships and begin doctoral study. Further offers may also be made as the rankings are used to fill vacancies, potentially altering the initial picture.
Only once enrolment procedures and any subsequent offers have been completed will it be possible to establish the actual number of new doctoral students. Given previous experience, even this modest initial result should not be taken for granted.

DREST UNIMORE, il sistema Melloni colpisce ancora: 30 borse, 19 ammessi. Aspettando gli immatricolati…

Le graduatorie del XLII ciclo del DREST, il Dottorato di Interesse Nazionale in Studi Religiosi con sede amministrativa presso l'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE), ideato e fondato da Alberto Melloni, offrono nuovi elementi di riflessione sulle dinamiche di un progetto del quale ci siamo già occupati nel precedente pezzo Il sistema Melloni: molto potere, molti finanziamenti, pochi risultati?.
Anche per l'anno accademico 2026/2027 sono state bandite 30 borse di dottorato, il numero minimo per mantenere lo status di dottorato nazionale. Dalle graduatorie ufficiali pubblicate da UNIMORE risultano però soltanto 19 candidati ammessi con borsa, ossia il 63,3% dei posti disponibili. Ben 11 borse, pari al 36,7% del totale, non risultano quindi assegnate nelle graduatorie iniziali.
È un risultato che merita attenzione per un dottorato di interesse nazionale, sostenuto da una vasta rete di università e istituzioni di ricerca e concepito con ambizioni scientifiche e formative certamente considerevoli.
Ma c'è un'altra circostanza da tenere presente: i 19 ammessi con borsa non sono necessariamente 19 immatricolati.
Bisognerà infatti verificare quanti di questi candidati, già sensibilmente meno numerosi dei posti disponibili, procederanno effettivamente all'immatricolazione. Alla luce di quanto successo nelle precedenti tornate, non è affatto scontato che tutti accettino la borsa e inizino il percorso dottorale. Sono inoltre previsti eventuali scorrimenti delle graduatorie, che potrebbero modificare il quadro iniziale.
Soltanto al termine delle procedure di immatricolazione e degli eventuali subentri sarà possibile conoscere il numero effettivo dei nuovi dottorandi. E, alla luce delle esperienze precedenti, non sarebbe prudente dare per acquisito neppure il modesto risultato iniziale.

La Riforma protestante (02/10/2026)

Venerdì 2 ottobre 2026 alle ore 18:00 Parresia, piattaforma digitale dell'Associazione CLORI e del suo network Cantiere Storico Filologico, dedica una live alla storia della Riforma protestante, con Luca Al Sabbagh e Daniele Santarelli.

LINK DIRETTO ALLA LIVE: https://www.youtube.com/live/5sbevcbwwXY

The Jason Arday Case and the Dark Side of Academia: Merit, Power, and Academic Distress


Note: This is the English version of an article originally published in Italian on the ROARS – Return on Academic Research and School website under the title Il caso Jason Arday e il lato oscuro dell’università: merito, potere e sofferenza accademica. The original Italian version is available at: https://www.roars.it/il-caso-jason-arday-e-il-lato-oscuro-delluniversita-merito-potere-e-sofferenza-accademica/

The death of Jason Arday, who was found dead at his London home on 14 August 2026, just days after resigning from his position as Professor of Sociology of Education at the University of Cambridge, risks being rapidly swallowed up by the ever-accelerating succession of media controversies. That would be a mistake. The Arday case deserves further discussion and, above all, needs to be rescued from the simplistic interpretations that immediately emerged on opposing sides.
The issue is not simply whether Arday committed plagiarism, how serious the alleged irregularities were, or how reliable certain elements of the public narrative surrounding his extraordinary academic rise actually were. It is also about examining how the contemporary university operates: its recruitment criteria, the construction of careers and reputations, inclusion policies, the mental health of those who work within it and, not least, the ability of media and social-media campaigns to turn legitimate critical scrutiny into a potentially devastating form of public exposure.

Roberto Bizzocchi’s Manzoni 2.0: Four Years On, What Is Left of "Romanzo popolare"?

We come to this book rather late. Roberto Bizzocchi’s Romanzo popolare. Come i «Promessi sposi» hanno fatto l'Italia was published by Laterza in October 2022, almost four years ago. In the meantime, the 150th anniversary of Manzoni’s death has been celebrated; the book has been presented, discussed, reviewed, and featured in interviews, and was eventually reissued by Laterza in a paperback edition in 2024. Why discuss it now?
Precisely because four years have passed.
Reviewing a book at the time of its publication inevitably means reviewing, to some extent, the noise that surrounds it: publishers’ publicity, book presentations, interviews, newspaper reviews, the enthusiasm of friends and colleagues, and more or less spontaneous controversies. Returning to it a few years later allows us to ask a perhaps more interesting question: what has it left behind?
It is a question we have already asked, in these same pages, about another book by a historian of the early modern period, Antonino De Francesco’s La palla al piede. Una storia del pregiudizio antimeridionale , published by Feltrinelli in 2012. Not because four, five, ten, or thirteen years are enough to pronounce definitive judgements on a book’s fortunes, but because they at least allow us to distinguish immediate success from the ability to leave a lasting mark.
Some books produce their effects slowly, while others “explode” upon publication. The latter tend to have effective titles, readily identifiable theses, a powerful publishing machine behind them, and the ability to capture contemporary sensibilities. For a few months they seem to be books that everyone simply has to discuss. Then time does its work and makes it possible to assess whether, behind the brilliant packaging, there was also something capable of permanently reshaping a field of study.
In Bizzocchi’s case, the question can be asked without malice: was Romanzo popolare an important book on Manzoni, or was it above all an ordinary product of the Manzoni moment of 2022-2023, widely discussed and promoted upon publication and then progressively reabsorbed, together with its interpretative provocation, once that particular season had passed?
It would be incorrect to claim that the book has disappeared. Indeed, Laterza reissued it in paperback in 2024. Nor did it lack distinguished interlocutors when it first appeared. The book was discussed by historians, Italianists, and Manzoni scholars and was the subject of numerous public presentations. What appears less evident when looking back from 2026 is the extent of its impact and originality: did it really establish a new interpretative line within Manzoni studies, or did it simply relaunch, in an effective and deliberately contemporary guise, themes and readings that were already at least partly present in the critical tradition?
It is perhaps precisely this gap between the ambition of the proposal and its subsequent sedimentation that makes the book more interesting to reread today than it was to review in the heat of the moment.

Il Manzoni 2.0 di Roberto Bizzocchi. Quattro anni dopo, che cosa resta di "Romanzo popolare"?

Arriviamo tardi. Romanzo popolare. Come i «Promessi sposi» hanno fatto l'Italia di Roberto Bizzocchi è uscito per Laterza nell'ottobre 2022, dunque quasi quattro anni fa. Nel frattempo si è celebrato il centocinquantenario della morte di Manzoni, il libro è stato presentato, discusso, recensito, intervistato e infine riproposto da Laterza in edizione economica nel 2024. Perché parlarne ancora?
Proprio perché sono trascorsi quattro anni.
Recensire un libro al momento della sua uscita significa inevitabilmente recensire anche il rumore che lo accompagna: comunicati editoriali, presentazioni, interviste, recensioni sui quotidiani, entusiasmi degli amici e dei colleghi, polemiche più o meno spontanee. Tornarci dopo qualche anno permette invece di formulare una domanda forse più interessante: che cosa ne è rimasto?
È una domanda che abbiamo già posto, in questa stessa sede, a proposito di un altro libro di uno storico modernista, La palla al piede. Una storia del pregiudizio antimeridionale di Antonino De Francesco, pubblicato da Feltrinelli nel 2012. Non perché quattro, cinque, dieci o tredici anni siano sufficienti per pronunciare sentenze definitive sulla fortuna di un'opera, ma perché consentono almeno di distinguere il successo del momento dalla capacità di lasciare una traccia.
Esistono libri che producono lentamente i propri effetti e libri che "esplodono" al momento dell'uscita. Questi ultimi hanno titoli efficaci, tesi riconoscibili, una buona macchina editoriale alle spalle e la capacità di intercettare sensibilità contemporanee. Per qualche mese sembrano libri dei quali sia impossibile non discutere. Poi il tempo compie il suo lavoro e permette di verificare se dietro quella brillante confezione vi fosse anche qualcosa destinato a modificare stabilmente un campo di studi.
La domanda, nel caso di Bizzocchi, può essere formulata senza malizia: Romanzo popolare è stato un libro importante su Manzoni oppure soprattutto un banale libro del momento manzoniano 2022-2023, ben discusso e presentato al momento dell'uscita e progressivamente riassorbito, insieme alla sua provocazione interpretativa, una volta esaurita quella stagione?
Non sarebbe corretto sostenere che sia scomparso. Laterza lo ha anzi ripubblicato in edizione economica nel 2024. All'uscita, non mancarono interlocutori qualificati. Il libro venne discusso da storici, italianisti e manzonisti e accompagnato da numerose presentazioni. Appaiono meno evidenti, guardandolo dal 2026, il suo impatto e la sua originalità, ovvero che abbia davvero imposto una nuova linea interpretativa negli studi manzoniani o ha piuttosto semplicemente rilanciato, in una veste efficace e attualizzante, temi e letture almeno in parte già presenti nella tradizione critica?
Ed è forse proprio questa distanza fra l'ambizione della proposta e la sua sedimentazione a rendere oggi il libro più interessante da rileggere di quanto non fosse da recensire a caldo.

Da Alberigo a Melloni: storia di una "scuola" diventata attivismo e sistema

È ora disponibile su Ereticopedia una nuova voce dedicata a Giuseppe Alberigo, figura centrale della storiografia ecclesiastica italiana del secondo Novecento e protagonista, per oltre quarant’anni, dell’esperienza dell’Istituto per le scienze religiose di Bologna.

La voce ne ricostruisce la formazione tra Giuseppe Dossetti, Hubert Jedin e Delio Cantimori, i primi studi sul Concilio di Trento e sulle istituzioni ecclesiastiche, il ruolo negli anni del Vaticano II e soprattutto la grande impresa internazionale della Storia del Concilio Vaticano II. Particolare attenzione è riservata alla categoria del Concilio come «evento», feconda sul piano storiografico ma anche discussa per il rapporto che viene a stabilire tra lo svolgimento storico dell’assemblea, i testi promulgati e la successiva interpretazione del loro significato.

Alla voce biografica si accompagna un approfondimento autonomo sulla cosiddetta “Scuola di Bologna”. Era necessario, perché ricondurre tutta la vicenda alla figura di Alberigo avrebbe significato appiattire una storia assai meno lineare.

Un punto di osservazione particolarmente significativo è offerto da Paolo Prodi, protagonista della stagione originaria e storico la cui traiettoria scientifica avrebbe assunto una dimensione internazionale del tutto autonoma. Non è casuale il contrasto fra L’«officina bolognese» al singolare, titolo di un volume curato da Alberigo, e le Officine bolognesi al plurale di Prodi. Dietro una differenza apparentemente lessicale si intravede una questione sostanziale: dall’esperienza dossettiana non nacque necessariamente una sola scuola, né un solo modo di intendere il mestiere dello storico.

È forse proprio questo il punto sul quale vale ancora la pena interrogarsi. Dove termina la ricostruzione storica e dove comincia l’investimento ecclesiale dell’interprete? Una cosa è ricostruire storicamente aspirazioni, conflitti e possibilità aperte dal Vaticano II; altra cosa sarebbe assumere le speranze di una parte dei suoi protagonisti o dei suoi interpreti come una sorta di impalpabile «spirito del Concilio», capace a sua volta di diventare criterio per giudicare testi, avvenimenti e sviluppi successivi. È una distinzione elementare nel mestiere dello storico, ma non sempre facile da conservare quando chi studia una vicenda partecipa anche, culturalmente o ecclesialmente, alla battaglia sulla sua eredità.