Proprio perché sono trascorsi quattro anni.
Recensire un libro al momento della sua uscita significa inevitabilmente recensire anche il rumore che lo accompagna: comunicati editoriali, presentazioni, interviste, recensioni sui quotidiani, entusiasmi degli amici e dei colleghi, polemiche più o meno spontanee. Tornarci dopo qualche anno permette invece di formulare una domanda forse più interessante: che cosa ne è rimasto?
È una domanda che abbiamo già posto, in questa stessa sede, a proposito di un altro libro di uno storico modernista, La palla al piede. Una storia del pregiudizio antimeridionale di Antonino De Francesco, pubblicato da Feltrinelli nel 2012. Non perché quattro, cinque, dieci o tredici anni siano sufficienti per pronunciare sentenze definitive sulla fortuna di un'opera, ma perché consentono almeno di distinguere il successo del momento dalla capacità di lasciare una traccia.
La domanda, nel caso di Bizzocchi, può essere formulata senza malizia: Romanzo popolare è stato un libro importante su Manzoni oppure soprattutto un banale libro del momento manzoniano 2022-2023, ben discusso e presentato al momento dell'uscita e progressivamente riassorbito, insieme alla sua provocazione interpretativa, una volta esaurita quella stagione?
Ed è forse proprio questa distanza fra l'ambizione della proposta e la sua sedimentazione a rendere oggi il libro più interessante da rileggere di quanto non fosse da recensire a caldo.








