domenica 30 dicembre 2018

Paesaggio religioso nell’Europa mediterranea, secc. XIV–XIX (Napoli, 1-5 ottobre 2018)

di Miriam Palomba

La V edizione del Seminario di studi dottorali in storia ed economia nei paesi del Mediterraneo, svoltasi a Napoli dall’1 al 5 ottobre 2018 presso l’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo (CNR-ISSM), quest’anno è stata dedicata al tema “Paesaggio religioso nell’Europa mediterranea (secc. XIV – XIX)”.
L’appuntamento seminariale residenziale è stato reso possibile grazie agli accordi tra istituzioni di ricerca di diversi paesi europei che ogni anno destinano borse di studio a giovani studiosi, dottorandi o dottori e assegnisti di ricerca provenienti da diversi paesi dell’Europa e i cui progetti sono ritenuti coerenti con il tema proposto dal Comitato Scientifico. In quest’ultima edizione ben ventidue borse sono state finanziate dai partner del progetto, tra cui figurano l’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea del CNR, lUniversità degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, l’Istituto Storico per il Medioevo, l’Università di Barcellona, l’Institució Milà i Fontanals del Consejo Superior de Investigaciones Cientifícas di Barcellona, la Maison Méditerranéenne des Sciences de l’Homme - LabexMed, Aix-Marseille Université, l’Université de Rouen-GRHis.
Come già evidenziato, il tema del Seminario 2018 è stato il paesaggio religioso (religious landscape) utilizzato come chiave di analisi di un lungo periodo, dal Medioevo all’età contemporanea, in cui si calano diverse realtà dislocate nello spazio e nel tempo; lo scopo è quello di ricostruire un ampio panorama storiografico al fine di proporre modelli interpretativi e comparativi capaci di coprire molteplici ambiti semantici.
Al fine di comprendere appieno lo scopo del Seminario è, però, necessario capire cosa si intenda per paesaggio religioso. Paesaggio è una parola complessa, con innumerevoli possibilità di definizione in base al contesto in cui essa viene adoperata. Un primo fondamentale approccio è quello di esaminare le dinamiche innescate sull’ambiente circostante dalla realizzazione di edifici destinati ad accogliere le comunità monastiche. La presenza di strutture che, oltre a ospitare i regolari, delimitano spazi di controllo diretto, trasformano le fasce territoriali limitrofe, incidendo sulle vie di comunicazione, sulle colture, sulle relazioni con la popolazione e con le strutture ecclesiastiche del territorio (parrocchie, diocesi, comunità vicine) forniscono piste di ricerca e sollecitazioni di ampio respiro. Il Seminario è stato suddiviso in due sessioni: una mattutina, dedicata alle lezioni dei docenti e ricercatori e una pomeridiana, riservata alla presentazione delle ricerche dei borsisti. Le molteplici esposizioni eseguite in diverse lingue, avvalorando in tal modo il carattere internazionale del Seminario stesso, sono state seguite da diversi dibattiti utili ad approfondire i diversi aspetti delle ricerche e a fornire ulteriori spunti di riflessione.

La settimana di studi, inaugurata dal direttore dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo di Napoli, Salvatore Capasso, è stata aperta dall’intervento di Blanca Garí e Núria Jornet (Università di Barcellona), direttrici del progetto “Paisajes Espirituales”, le quali stanno realizzando, attraverso la partecipazione di un’équipe specializzata, una mappatura e un inventario delle istituzioni monastiche nei paesi del Mediterraneo, liberamente consultabile tramite un sito web dedicato. Attraverso la presentazione di questo progetto, dedicato prettamente allo studio dello sviluppo del fenomeno religioso nell’Europa medievale, le due studiose hanno posto in evidenza l’importanza dell’analisi dei paesaggi nei processi di recupero della storia delle comunità monastiche maschili e femminili; un paesaggio che va frazionato nei suoi diversi aspetti: interiore, intorno della comunità, le sue reti spirituali. Altro grande aspetto emerso dall’intervento delle due studiose è come la modalità di ricerca condotta si collochi in pieno nell’ambito dell’informatica umanistica, più conosciuta come “Digital Humanities”: la ricerca è perfezionata dall’utilizzo dei nuovi sistemi informatici applicati alla storia. Per maggiori dettagli sul progetto si rimanda al seguente link: http://www.ub.edu/proyectopaisajes/index.php/es.
All’intervento introduttivo sopra richiamato, sono seguiti degli approfondimenti condotti del team del progetto. Maria Soler Sala (Università di Barcellona) e Antonio Bertini (CNR Napoli) con il loro intervento “Monasteri e paesaggio urbano a Napoli. Dagli Angioini al Concilio di Trento” hanno ricostruito il processo di fondazione monastica, l’impatto dei monasteri nella topografia della città di Napoli, i nessi con altri elementi urbani ed extraurbani come, ad esempio, l’andamento della cinta muraria, l’ubicazione delle porte della città attraverso la messa in relazione del sistema informatico GIS (Geographical Information System) e delle carte storiche e attuali. La mappa storica principalmente utilizzata, in quest’analisi, è la Tavola Strozzi, databile al 1472, nella quale la città di Napoli è ritratta dal mare da cui si possono ben ammirare il molo, i castelli, le mura, i monasteri e le colline. La seconda sessione della prima giornata, coordinata da Gemma Colesanti e Núria Jornet, è proseguita con gli interventi dei borsisti. Pol Bridgewater Mateu, Xavier Costa Badia, Miriam Palomba e Laura de Castellet, facenti parte del progetto sopra citato, con le loro ricerche in corso, hanno cercato di presentare i possibili approcci per lo studio del paesaggio e dello spazio monastico anche attraverso l’utilizzo dei sistemi informatici. P. Bridgewater, con l’intervento dal titolo “Paisajes asistenciales y espiritualidad: interacción entre religón y hospitalidad en la Barcelona bajomedieval”, si è soffermato sulle istituzioni assistenziali in epoca medievale evidenziando come l’ospedale in questo tempo storico fosse uno spazio privilegiato inserito in una rete di relazioni e processi che includevano un gran numero di attori, tanto laici quanto ecclesiastici. Lo studio dei grandi ospedali urbani offre la possibilità di approfondire i classici dibattiti sulla relazione tra i primi progetti di assistenza socio-sanitari intrapresi dai poteri pubblici e l’articolato tessuto di istituzioni ecclesiastiche che, durante la gran parte dell’epoca medievale, si erano rese protagoniste degli sforzi assistenziali tanto da un punto di vista ideologico che da un punto di vista materiale. L’Hospital de la Santa Cruz di Barcellona è un ottimo esempio per trattare i temi prima citati. X. Costa (“Cartografiando el paisaje religioso: Los sistemas de Información Geográfica como herramienta para el estudio del monacato medieval en Cataluña”) ha rilevato come, inizialmente, i sistemi informatici, conosciuti con la sigla GIS o SIG, non furono creati per lo studio delle discipline umanistiche. Solo recentemente, infatti, gli storici hanno iniziato a rilevare le grandi potenzialità di tali sistemi informatici per le loro capacità di far formulare e presentare nuove ipotesi. Nella ricerca di X. Costa tali strumenti sono utilizzati per analizzare l’ubicazione e la distribuzione di due tipi di centri religiosi: i monasteri benedettini ed i conventi delle clarisse in Catalugna durante il basso e l’alto medioevo. Con questo esercizio ha fornito prova di un modello insediativo che si ripete nella maggior parte dei casi e alcuni modelli di fondazione che aiutano a ricostruire, o comprendere meglio, l’origine di questi centri religiosi, le loro funzioni sociopolitiche e le relazioni che stabilirono con il resto degli elementi del paesaggio. M. Palomba è intervenuta poi con una relazione dal titolo “Paesaggi e spazi monastici della pontificia città di Benevento: una ricostruzione tra fonti e metodi informatici (QGIS). L’esposizione è stata suddivisa in due parti: paesaggio e spazio. Nella prima parte, si è basata sulla ricostruzione del paesaggio monastico della città di Benevento attraverso la sovrapposizione di carte topografiche realizzate con il sistema informatico QGIS. In esse, sono stati geolocalizzati i monasteri benedettini, maschili e femminili fondati tra il VII ed il XIII secolo. Un’altra carta topografica ha illustrato l’ubicazione delle comunità degli ordini mendicanti che si affermarono all’interno della città di Benevento, tra la fine del XII e gli inizi del secolo XIII, consentendo di verificare come queste ultime si andarono ad affiancare o a sostituire a quelle preesistenti benedettine. Sono state presentate, inoltre, carte topografiche per evidenziare le varie soppressioni dei monasteri, che si susseguirono con l’avanzare della cronologia, arrivando al secolo XIX. La seconda parte dell’intervento, invece, è stata dedicata allo spazio monastico, ossia al ruolo economico e sociale che alcuni enti monastici della città ebbero all’interno del sistema urbano e nell’hinterland della stessa città di Benevento. L. de Castellet, con l’intervento dal titolo “El monasterio como generador de paisaje sonoro en la Edad media”, attraverso la comparazione di fonti archeologiche, documentali, iconografiche, testuali ed anche linguistiche, ha ricostruito il paesaggio sonoro, non solo monastico ma anche storico attraverso il suono degli strumenti, che cambia in base alle loro tecniche di costruzione, al contesto economico dell’utilizzo delle campane e dei campanacci, alla comunicazione sonora tra torri e castelli etc. L’intervento ha riguardato, ovviamente, anche il grande protagonismo della musica, della comunicazione sonora e della creazione di una entità sonora monacale. L’ultimo intervento, della prima gioranta di lavori è stato quello di María del Prado Rodríguez Romero, “Modelos de implantación de las comunidades religiosas femeninas en los territorios de Órdens Militares de Castilla-La Nueva. Siglos XIV-XVI”. Il suo lavoro di ricerca ha avuto come obiettivo stabilire i modelli di fondazione delle comunità religiose femminili nei territori degli Ordini Militari della Meseta Sur castigliana. Attraverso quest’analisi, sono stati resi evidenti i problemi derivanti dalla proibizione espressa dalla regola e dall’istituzione degli Ordini Militari per fondare conventi nei loro territori, una situazione che determinò uno sviluppo tardivo delle comunità religiose in generale ed in particolar modo di quelle femminili.
La seconda giornata, ha avuto inizio con la lezione di João Luís Inglês Fontes (Universidade Nova de Lisboa), membro del progetto “Paisajes, intitolato “Monastic landscapes of medieval Portugal: an overview”, che ha illustrato nello specifico l’evoluzione del paesaggio monastico in Portogallo con la messa in relazione di fonti, anche cartografiche, e sistemi informatici (GIS). Successivamente Ivana Ait (Università “La Sapienza” di Roma) è intervenuta con la relazione dal titolo “Un monastero e un territorio: le nobili badesse romane di San Lorenzo in Panisperna (XIV -XV secolo)”, attraverso la quale ha evidenziato la funzione delle nobili famiglie all’interno degli spazi monastici prendendo come esempio l’importante monastero di San Lorenzo in Panisperna ubicato in Roma. Infine, nella sessione mattutina, Frédéric Cousinié (Université de Rouen Normandie), con la relazione dal titolo “Une Nature réformée? Paysages de Sébastien Bourdon (1616-1671), académicien et peintre calviniste”, analizzando l’opera Paysages de Sébastien Buordon, ha descritto come si può percepire, attraverso l’osservazione di alcune opere d’arte, il paesaggio religioso.
Presieduta da Ivana Ait e Blanca Garì è stata la sessione pomeridiana, aperta da Marie Emmanuelle Torres, con la relazione "Un même corps, une même voix. Occupation rituelle de l'espace sonore sous les Paléologues" nella quale, delineando le processioni a Costantinopoli durante l’ultima dinastia dell’Impero Bizantino, i Paleologi, la studiosa ha descritto la diffusione e la percezione del suono all’interno di questo paesaggio specifico e il ruolo della donna all’interno di questi scenari religiosi. Léa Friis Alsinger (“Objects in religious landscapes. Case of Jewish communities in Aragonese Kingdom. 14-15th centuries”), attraverso lo studio delle comunità ebraiche e degli oggetti rappresentati sulle facciate dei loro edifici, ha analizzato il loro impatto sul paesaggio urbano e religioso in alcune città. È stata rilevata la distinzione tra oggetti “permanenti”, come ad esempio le mezuzot presenti sulle facciate di alcuni edifici a Girona, Besalu e Castello d’Empuries, e oggetti “temporali” come ad esempio le tavole da macello di Monblanch che evidenziano la divisione tra il paesaggio ebreo e quello cristiano. Facendo, inoltre, riferimento ai candelabri e ai luminari della festa della luce januka, la studiosa ha descritto come, attraverso questi oggetti, il criterio di visibilità della luce può essere identificato come una prescrizione religiosa cha va ad influenzare il paesaggio urbano durante la notte. Maria Ferrer-Vidal (“Santa Eufemia de Cozuelos: The first female founding of the Military Order of Santiago. A methodological model for the historical recovery of a lost monastic space”) ha presentato la storia di uno dei primi monasteri femminili dell’Ordine Militare di Santiago, Santa Eufemia de Cozuelos, un centro monastico abbandonato nel corso dell’anno 1502 e del quale ci è pervenuta solo la chiesa. La studiosa ha ben sottolineato le grandi difficoltà incontrate per ricostruire la storia di questo spazio religioso ormai perduto e come per localizzare alcune strutture del monastero medievale, abbia utilizzato il sistema GPS. Ivan Parisi (“Paesaggio religioso della Spagna della fine del Quattrocento nel database sulla documentazione borgiana dell’Archivio Segreto Vaticano realizzato dall’IIEB”) ha esposto il database che sta creando sulla documentazione dei pontificati di Callisto III e Alessandro VI Borgia. I risultati del progetto daranno la possibilità di ampliare le informazioni sulla carriera ecclesiastica dei membri della famiglia Borgia, di ricostruire anche la rete di relazioni con i loro familiari e servitori e, soprattutto, di offrire informazioni sul clero spagnolo e sulle relazioni con la Santa Sede, apportando dati sulla geografia ecclesiastica dell’epoca. Emanuele Carletti è intervenuto poi con la relazione dal titolo “Gli ordini mendicanti e la costruzione di un nuovo paesaggio religioso: l’esperienza dei Servi di Maria nell’Italia cento-settentrionale tra XIV e XV secolo. Gli ordini mendicanti hanno contribuito alla costruzione di un nuovo paesaggio religioso tra il XIV e XV secolo, in contesti ambientali molto diversi tra loro (in particolar modo l’intervento si è soffermato sul tema particolare dell’Ordine dei Servi di Maria). Il suo studio si limita all’Italia centro-settentrionale, poiché risulta la zona maggiormente interessata all’espansione di quest’ordine tra la seconda metà del XIII e la prima metà del XV secolo. Infine, con la relazione “Los caminos de las muliere sreligiosae. La peregrinación del alma comoprática devocional en la Europa medieval (s. XIV-XV). Un aproximación a su método de estudio”, Helena Casas Perpinyà ha descritto come durante il basso medioevo, con il diffondersi della spiritualità mendicante, fosse cresciuta la migrazione delle mulieres religiosae, un movimento che richiama la lunga tradizione delle donne pellegrine e viaggiatrici della prima generazione cristiana. Lo scopo del progetto, è quello di tracciare il loro cammino, conoscere le mappe, i paesaggi da esse percorsi. Si trattava di percorsi che avevano come fine quello di raggiungere centri religiosi come, la Penisola Iberica, Santiago de Compostela, Roma, Gerusalemme. Altro obiettivo di fondamentale importanza prefissato sarà quello di riuscire a tracciare, in questi lunghi spostamenti, una relazione tra migrazione geografica e migrazione dell’anima.
Il terzo giorno ha avuto inizio con l’intervento di Mario Rosa, emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, concentrato sulla descrizione del paesaggio religioso italiano nel Settecento. Mario Rosa, attraverso una sequenza di riflessioni, ha messo in relazione il paesaggio storico con il paesaggio religioso, sottolineando come quest’ultimo si andò modificando con il succedersi dei conflitti di questi anni insieme agli ordinamenti dettati dalla Chiesa. Particolare attenzione lo studioso ha prestato alle soppressioni monastiche, asserendo che far sparire gran parte delle istituzioni monastiche significa stravolgere l’intero paesaggio. Sergi Sancho Fibla (Maison Méditerranéenne des Sciences de l'Homme, Labex MedAix- Marseille Universités) è intervenuto con la relazione “Disegnare i contorni d'una spiritualità regionale. Certosine provenzali (XIII-XIV) e la sua ricezione tardo-medievale”. Nonostante la forte dispersione delle fonti documentarie, con la sua ricerca, lo studioso ha tentato di ricostruire la diffusione ed affermazione del ramo femminile dell’Ordine Certosino. Le comunità di sole donne apparirono a partire del 1155 quando le monache del monastero di Prébayon, in Provenza, decisero di abbracciare la regola di vita certosina, adottando le loro Consuetudini. Ci sono giunte le consuetudini di Guigo I, rivedute poi da Giovanni di Spagna, priore della Certosa di Montrieux, che queste donne dovettero seguire. Durante la relazione sono state citate, inoltre, tre figure femminili di particolare importanza: Beatrice d’Ornacieux, Marguerite d’Oingt e Roseline de Villeneuve. Con l’intervento di Giancarlo Lacerenza, (Università “L’Orientale” di Napoli), dal titolo “D'incommodo, di peso, e di scandalo: il tentativo fallito di riammettere gli ebrei a Napoli nel Settecento”, è stato esaminato un distinto paesaggio, quello degli ebrei nella città di Napoli nel Settecento. La comunità ebraica presente nell’Italia meridionale e nella città di Napoli sin dall’epoca romana venne condannata ad una serie di esili con il passare dei secoli. La sua presenza si interruppe con l’espulsione del 1510-1541, per poi riprendere provvisoriamente nel corso del Settecento, quando Carlo di Borbone avviò progetti di riorganizzazione che determinarono nel corso del 1740 un temporaneo ritorno degli ebrei nella città, finché le tensioni ecclesiastiche causarono una nuova scomparsa pochi anni dopo. Matkco Matija Marusić con l’esposizione della sua ricerca,“Landscapes of the Holy Land Devotion in Late Medieval and Early Modern Dubrovnik”, ha dato inizio alla terza sessione pomeridiana presieduta da Paola Avallone e Sergi Sancho Fibla. È stato presentato, un esame topografico di alcuni siti evocativi costruiti sia dentro che fuori le mura della città di Ragusa (l’odierna Dubrovnik) nel corso del XV secolo. Particolare attenzione poi, è stata dedicata a un complesso devozionale situato su di un isolotto appena fuori dal porto principale della città, Daksa. Ornella Tommasi, con la relazione dal titolo “La cappella dei Gattamelata (e dei Lion) al Santo di Padova dal secolo XV al XIX secolo: tra devozione religiosa, reti familiari, investimenti economici ed esigenze geo-politiche”, ha messo in evidenza come la cappella, che fu costruita nel corso del 1456 in onore di Erasmo de Narni detto il Gattamelata, rappresenti uno spazio importante nell’ambito del paesaggio religioso della città di Padova e non solo. La cappella è ubicata nella chiesa di Sant’Antonio che, a sua volta, nel corso del secolo XV era luogo di sepoltura dei nobili, dei professori universitari e benemeriti della città di Padova, un vero e proprio Pantheon. La cappella dei Gattamelata è un ottimo strumento che consente di comprendere le dinamiche proprie di uno spazio privato e pubblico di due casate inserite nelle reti del potere politico e religioso del loro tempo. Andrea Pergola, con l’intervento dal titolo “Il colle di Buon Cammino e la chiesa dei Santi Lorenzo e Pancrazio: luoghi del sacro a Cagliari tra Medioevo e Età Contemporanea”, ha analizzato, attraverso lo studio di documenti datati all’epoca medievale e contemporanea, l’ubicazione ed il paesaggio circostante alla chiesa di San Lorenzo e Pancrazio in Sardegna e ha sottolineato come la chiesa ed il paesaggio circostante, tra i secoli XVII e XIX, fossero in continuo cambiamento. La documentazione, riguardante l’amministrazione della chiesa, restituisce informazioni su due aspetti, in altre parole i rapporti tra la chiesa e figure non legate sempre alla sfera ecclesiastica e le modalità di finanziamento delle festività che si svolgevano al suo interno. Un altro patrimonio documentario, inedito, attesta l’esistenza di una figura addetta alla gestione della stessa chiesa: i custodi. Con l’intervento di Federica Marti, dal titolo “La visita pastorale come strumento episcopale privilegiato di controllo territoriale: il verbale di Policastro Bussentino del 1597”, l’attenzione si è spostata sulle visite pastorali. Partendo dall’affermazione che le visite pastorali costituiscono una tipologia documentaria importante per comprendere la relazione tra il contesto religioso e quello territoriale, è stato esposto il caso della più antica visita pastorale della città di Policastro, testo giunto integro e completo, datato al 1597 e redatto dal cardinale Filippo Spinelli. Anche l’intervento di Andrea Arcuri,“El Pisaje religioso pujarreño tras el “levantamiento”: las visitas pastorales de 1575, 1578 y 1591”, è stato basato sul tema delle visite pastorali. Attraverso l’analisi delle visite pastorali svoltesi a La Alpujarra negli anni 1575, 1578 e 1591, lo studioso ha descritto il paesaggio religioso del territorio: un paesaggio negativo con delle forti ferite causate dalla guerra, che ha prodotto la distruzione di molti edifici. Inoltre la sua attenzione si è rivolta, sempre attraverso la lettura delle visite, sulle conseguenze che la guerra determinò nell’organizzazione delle parrocchie, nella rete beneficiaria e nella ripresa delle nuove pratiche liturgiche. La penultima giornata, e ultimo giorno di esposizione degli interventi, si è svolta presso la sede dell’Università “Suor Orsola Benincasa di Napoli”. Giovanni Lombardi (CNR-ISSM di Napoli), con l’intervento dal titolo “Paesaggio religioso, siti ed eredità storica attraverso lo sguardo delle comunità costiere”, ha evidenziato, anche attraverso una serie di immagini e foto, come può mutare la percezione del paesaggio urbano e religioso nelle comunità costiere. Vittoria Fiorelli (Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli), trattando dei conventi femminili nella Napoli spagnola nella relazione dal titolo “Una capitale postridentina. Conventi femminili nella Napoli spagnola”, ha cercato di dare una visione d’insieme dello sviluppo e della trasformazione imposta dalle regole del Concilio ai monasteri femminili che, occupando ampi spazi del centro della capitale del Regno, tendevano a “fare insula” cambiando il volto delle strette strade del centro e trasformando il tessuto sociale ed economico urbano su cui si innestavano. V. Fiorelli ha poi guidato colleghi e borsisti in una visita della cittadella monastica, oggi occupata dall’Università, che costituisce un esempio unico di comparto conventuale urbano in cui hanno convissuto per secoli due comunità distinte, una di oblate e una di monache di clausura. Lidia Cotovanu (Accademia delle Scienze di Romania, Institutul de Istorie Nicolae Iorga), infine, è intervenuta con una relazione dal titolo “Église, pauvres et richesse. Pratiques évergétiques dans le monde orthodoxe post-byzantin”. Partendo dal concetto di evergetismo, una parola di derivazione greca che significa eseguire buone azioni, sono state descritte le pratiche assistenziali, ovvero l’esercizio dell’assistenza ai poveri e ai pellegrini nel mondo ortodosso e post-bizantino, un’attività svolta dalle istituzioni ecclesiastiche. L’ultima sessione pomeridiana, presieduta da Raffaella Salvemini e Ilaria Zilli, ha avuto inizio con la presentazione della ricerca di Cinzia Sulas, “Le vie segrete della stampa cattolica controrivoluzionaria. La nascita dell'Amicizia Cristiana nel territorio piemontese e la sua diffusione europea”. Nella prima parte dell’intervento è stata  delineata la storia e la struttura organizzativa dell’Amicizia cristiana, un’associazione segreta sorta a Torino per volere di un piccolo gruppo di sacerdoti laici. Nella seconda parte invece, sono state illustrate le dinamiche espansionistiche di questa comunità, da Torino verso il Sud della penisola italiana e verso il Nord Europa e la Russia. L’intervento di Davide Esposito, “L'Imitatio Christi nella chanson de Jérusalem”, si è soffermato sul significato ideologico delle sofferenze patite dai guerrieri crociati nella Chanson de Jérusalem e sull’influenza della spiritualità cistercense. Inoltre, ha sottolineato che i protagonisti della Chanson sono uomini che soffrono e si lamentano, uomini fragili, umili e modesti: perciò il pellegrinaggio di questi uomini viene paragonato al percorso della Imitatio Christi. Con Valerio Luca Floris si è ripreso nuovamente il discorso sulle visite pastorali. Il suo intervento, dal titolo “Le visite pastorali, fonti non neutre per lo studio del paesaggio religioso. Un esempio: la visita pastorale del 1621 in Ogliastra”, è stato incentrato sulla descrizione delle visite pastorali svoltesi a Cagliari e nelle diocesi unite in età moderna, facendo anche riferimento a quelle svolte dai presuli Karalitani nei territori ad essi sottomessi. L’intervento ha illustrato infine un caso specifico, ovvero l’attività pastorale di monsignor De Esquivel, metropolita della città di Cagliari dal 1605 al 1624, che visitò più volte il territorio a lui assegnato sia in prima persona sia tramite un chierico incaricato, come per esempio Miguel Catalá. Gli ultimi due interventi sono stati quelli di Marco Battessa,“Luoghi del dissenso e paesaggio alpino. I Valdesi nel Piemonte Sabaudo (1685-1710) ”, e di Louise Bonvalet, Stregoni nella città? Stregoneria urbana a Venezia nel XVII secolo. M. Battessa ha posto in evidenza come le valli valdesi sono un interessante oggetto d’indagine per esaminare e comprendere come gli interventi dei poteri centrali sul territorio, quello francese, quello sabaudo e quello ecclesiastico, rappresentino le cause delle modifiche paesaggistiche. Punto di partenza della sua analisi è stata l’istituzione cardine del cattolicesimo valligiano, ovvero il Priorato della comunità di Mentoulles. L’arco temporale analizzato si colloca tra la revoca dell’Editto di Nantes (1685) e gli anni dieci del Settecento. L. Bonvalet, dopo aver presentato una panoramica generale sulla storiografia, ha rilevato come la problematica della stregoneria, nel contesto urbano, inteso come paesaggio, sia stata poco analizzata. L’attenzione è stata dedicata al caso della città di Venezia, uno spazio geografico definito. L’intervento si è concentrato principalmente sui processi di stregoneria tra il 1630 ed il 1700 a Venezia e che riguardavano soprattutto gli uomini. Nell’ultimo giorno del Seminario i borsisti sono stati invitati ad una visita guidata presso l’Archivio di Stato di Napoli che ha sede nell’antico monastero dei Santi Severino e Sossio (fondato da una comunità di benedettini nel 902), ubicato nel pieno centro storico della città.

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